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Vaccini anti covid nella fascia 12 – 15 anni. Possibile il loro utilizzo per i pazienti della pediatria oncologica?

Il 3 giugno 2021 l’Agenzia italiana del farmaco ha approvato l’estensione del vaccino BioNTech/Pfizer alla fascia di età 12-15 anni. È un grande passo avanti, non solo per ampliare sempre più il numero di persone immunizzate, ma soprattutto è fondamentale per proteggere quei ragazzi che sono affetti una patologia importante come quella oncologica.  Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Giovanna Sironi, Medico Pediatra, Oncologia Pediatrica, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

 

Vaccinare i ragazzi con meno di 16 anni è un ulteriore avanzamento nell’immunizzazione della popolazione. La vaccinazione è uno strumento fondamentale di protezione per i ragazzi, infatti sono un importante veicolo di contagio in quanto hanno un’elevata interazione con le persone. E riuscire a coprire un’intera fascia di popolazione è fondamentale per evitare che il virus continui a circolare. Basta pensare alla scuola o alle diverse attività sportive o ricreative e naturalmente alla famiglia: genitori, fratelli e nonni. E nel caso dei ragazzi che sono in cura presso la Pediatria dell’INT è ancora più necessario, perché più fragili anche a causa delle terapie. Risultare positivi, o avere avuto contatti con un positivo al Covid-19, può voler dire dover rimandare una visita di controllo o una terapia. Inoltre, i nostri ragazzi devono spesso rimanere in isolamento o in un ambiente protetto durante le cure e l’essere vaccinati consente di poter avere qualche “margine” di libertà in più e rendere questi periodi meno pesanti.

Inoltre, il vaccino protegge dall’avere una sintomatologia severa e questo è fondamentale in ragazzi che hanno, a causa delle cure, un sistema immunitario già debilitato. Infatti, la vaccinazione è fortemente raccomandata per tutti i familiari over 18 dei nostri pazienti, in modo da riuscire a ridurre il più possibile il rischio di un eventuale contagio.

E poi non è vero che bambini e ragazzi sono immuni da forme gravi di Covid, sono sicuramente molto meno frequenti, ma ne sono state registrate diverse. A volte è necessario anche il ricovero in terapia intensiva. Ad esempio, lo scorso anno, in maggior misura che nel 2021, abbiamo visto un numero inconsueto di casi di malattia di Kawasaki, un’infiammazione dei vasi sanguigni, che tende a presentarsi nei bambini, e in Italia e in occidente di norma non è molto frequente. È curabile, ma la sintomatologia può essere importante. Fortunatamente i bambini che hanno avuto delle forme gravi di Covid 19 non sembrano risentire degli effetti a lungo termine degli adulti.

 

 

In INT, non appena è stata approvata l’estensione alla fascia 12-15 anni, abbiamo iniziato a vaccinare i nostri pazienti. Il criterio utilizzato è coloro che sono in cura o che hanno terminato da almeno sei mesi, e anche chi ha terminato le terapie, ma ha altri fattori di rischio o per le sequele delle terapie. La somministrazione del vaccino non ha dato alcun problema e le reazioni sono state molte modeste, solo qualche episodio di febbre e un po’ di dolore nel punto di iniezione. Al momento, abbiamo calcolato che solo prendendo in considerazione i pazienti residenti in Regione Lombardia e seguendo questi criteri, verranno vaccinati un totale di 240 pazienti. Ad oggi abbiamo vaccinato 25 pazienti. Per i ragazzi che non rientrano in queste fasce, raccomandiamo ai genitori di procedere alla vaccinazione nelle regioni di residenza. È una grande opportunità per tutti che non si può perdere.

 

Vaccini anti covid nella fascia 12 – 15 anni. Possibile il loro utilizzo per i pazienti della pediatria oncologica?

Medico Pediatra, Oncologia Pediatrica Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

giovanna.sironi@istitutotumori.mi.it