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Il percorso diagnostico della paziente con massa annessiale

Compaiono più facilmente in età giovanile, spesso non danno segnali e vengono riscontrate durante una visita ginecologica. Sono formazioni cistiche a livello delle tube o dell’ovaio di vario aspetto e dimensione che devono essere indagate perchè potrebbero essere anche delle neoplasie dell’ovaio. Ne abbiamo parlato con la S.C. Ginecologia Oncologica Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

 

Le formazioni annessiali sono tutte quelle formazioni cistiche persistenti dall’aspetto estremamente eterogeneo che si riscontrano a livello delle ovaie e delle tube e che non fanno parte della normale fisiologia ovarica. Possono comparire a tutte le età, ma sono più frequenti in età giovanile e in questo caso sono anche più frequentemente benigne.

 

Fino a non molti anni fa venino asportate per sottoporle all’esame istologico in quanto si riteneva che ogni cisti potesse avere un’evoluzione maligna, rompersi o anche torcersi e questo poteva significare dover intervenire d’urgenza chirurgicamente. Oggi, dati solidi e condivisi nella comunità scientifica e anche le evidenze di alcuni studi ancora in corso, confermano che sono basse le probabilità che questo avvenga, aprendo la strada alla possibilità di monitoraggio conservativo.

 

Le masse annessiali danno pochi segni della loro presenza e nella maggior parte dei casi vengono riscontrate nel corso di una visita ginecologica di routine con ecografia e dunque viene intrapreso il percorso diagnostico. L’ecografia transvaginale (o transrettale nelle pazienti virgo) è l’esame di prima scelta che, se eseguita da un operatore esperto, consente di identificare e caratterizzare la formazione annessiale e soprattutto di stimarne il rischio di malignità. In caso di formazione certamente o probabilemtne benigna all’esame ecografico è possibile monitorare la paziente ecograficamente con ulteriori controlli. In questo caso si procede al monitoraggio con l’eventuale dosaggio dei marcatori tumorali indicati dall’ecografista in base alla struttura della massa annessiale dopo: 1 mese, 3 e 6 mesi e poi ogni anno per almeno 5 anni. Nel caso la massa abbia un aspetto poco rassicurante e faccia sorgere il sospetto che possa trattarsi di una formazione neoplastica, prima di avviare la paziente al percorso chirurgico è opportuno valutare la diffusione di malattia attraverso altri esami diagnostici di secondo livello (in genere la TAC o la PET/TAC).

 

La sintomatologia provata da formazioni annessiali sia benigne che maligne è spesso sfumata; in genere in età fertile le pazienti riferiscono sintomi legati al ciclo mestruale, come dismenorrea, irregolarità mestruale, dolore durante i rapporti sessuali.  I tumori maligni dell’ovaio purtroppo vengono spesso diagnosticati in stadio avanzato, quando la massa ovarica si accompagna alla comparsa di ascite e carcinosi peritoneale; in questi casi le pazienti lamentano in genere: aumento importante della circonferenza addominale, dispnea, dolore addominale, difficoltà alla digestione, necessità di dormire in posizione seduta.

 

Ad oggi non esiste, nonostante i numerosi studi fatti per cercare una combinazione di esami per una diagnosi precoce, uno screening efficace per il tumore ovarico. Lo screening intensivo clinico, biochimico ed ecografico è riservato solo a quelle famiglie in cui viene riscontrata una mutazione a carico dei geni BRCA 1 o 2m in cui si concentrano numerosi casi di tumori mammari o dell’ovaio (unitamente ad una serie di altre neoplasie meno frequenti). Per quanto riguarda la prevenzione, studi scientifici indicano che l’utilizzo prolungato della pillola contraccettiva, inibendo l’ovulazione, possa avere un effetto protettivo sulle ovaie.

 

In Istituto è attivo da anni un Ambulatorio dedicato alle ecografie ginecologiche di II livello in cui un ecografista esperto valuta le pazienti riferite con massa annessiale, avviandole al percorso corretto in base alla stima del rischio di malignità.

 

Il percorso diagnostico della paziente con massa annessiale

S.C. Ginecologia Oncologica Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

valentina.chiappa@istitutotumori.mi.it