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Vaccinazione anti Sars-Cov 2 e malati onco-ematologici

Una malattia oncologica o onco-ematologica rende molto fragili i pazienti e nel caso contraggano il Covid-19 queste persone hanno un rischio maggiore di sviluppare forme più gravi della patologia, rispetto alla popolazione sana. La vaccinazione è uno strumento fondamentale per proteggerli ed è una delle priorità previste dal piano vaccinale italiano. Ne abbiamo parlato con il Dottor Giovanni Apolone Direttore Scientifico Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

 

 

A identificare quali siano le categorie di pazienti fragili da vaccinare nelle prime fasi della campagna per continuare a garantire il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale, sono stati i vari Comitati scientifici che hanno stilato il piano vaccinale italiano. Un progetto articolato che prevede diverse fasi, in continua evoluzione, anche in base all’andamento del numero dei contagi territoriali, delle varianti e della disponibilità delle dosi di vaccino.

Il piano strategico per la vaccinazione adottato a gennaio 20211 aveva 2 obiettivi principali: rafforzare e metterete in sicurezza il SSN con la vaccinazione di tutto il personale preposto alla salute, quindi medici, infermieri e personale amministrativo, e gli anziani nelle RSA che sono stati tra i più colpiti all’inizio della pandemia. Il secondo obiettivo era quello di ridurre la mortalità, il contagio e le patologie dovute al Covid-19 nelle persone a maggior rischio, consentendo così di alleggerire il carico sul sistema ospedaliero. Procedendo in questo modo l’Italia è riuscita a immunizzare velocemente il personale sanitario, anche più di altri paesi, ma ha poi accusato un rallentamento, nella seconda fase delle vaccinazioni, dovuto a carenza di vaccini, a problemi organizzativi e alla non omogena presenza della medicina territoriale tra le regioni e le provincie autonome.

 

 

A metà marzo il Governo ha varato la seconda fase del piano vaccinale che, come criterio, segue le fasce di età, dai più anziani ai più giovani. Ma con alcuni accorgimenti, infatti sono state evidenziate le 15 patologie a più alto rischio: malattie respiratorie, circolatorie, condizioni neurologiche e disabilità, diabete ed endocrinopatie severe, fibrosi cistica, HIV, insufficienza renale, ipertensione arteriosa, malattie autoimmuni, malattia epatica, malattie cerebrovascolari, patologia oncologica ed emoglobinopatie, sindrome di down, trapianto d’organo e grave obesità. Incrociandole con criteri quali età e la maggior vulnerabilità si sono poi identificate sei fasce di priorità: ad avere la precedenza sono gli estremamente fragili, coloro che soffrono di determinate patologie e i disabili gravi, persone affette da malattie particolarmente critiche che comportano una capacità compromessa di risposta immunitaria. In questa categoria rientrano i pazienti onco-ematologici in terapia con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi, a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure, conviventi e anche i genitori di pazienti con meno di 16 anni. Gli ultraottantenni, anche se in relativa buona salute potrebbero essere svantaggiati dal virus in quanto il sistema immunitario negli anziani è meno efficiente. La definizione delle priorità di precedenza si basano sul criterio di maggior rischio di mortalità correlato al Covid-19.

 

 

Fin dall’inizio la CoFederazione delle società scientifiche FOCE, di cui fanno parte AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), SIE (Società Italiana di Ematologia) e SIC (Società Italiana di Cardiologia), che nel complesso trattano malattie che interessano più di 11 milioni di persone in Italia, ha collaborato e fatto pressione sugli organi istituzionali perché venissero vaccinate le persone che, a causa di determinate patologie o per le terapie a cui sono sottoposte, correrebbero maggiori rischi in caso di infezione da Covid-19. In Italia sono oggi circa 4 milioni le persone che hanno avuto una diagnosi di cancro negli ultimi 5 anni, tra questi troviamo pazienti fragili e ultra-fragili, con patologie ematologiche o con tumori solidi in fase avanzata, che hanno una comorbidità importante e una condizione di immunodeficienza. Tutte queste persone dovrebbero essere vaccinate il prima possibile.

 

 

Alcune regioni, come il Lazio hanno iniziato a vaccinare queste categorie, grazie alle richieste delle strutture sanitarie che hanno in carico queste persone. La Regione Lombardia si sta attrezzando per iniziare questa campagna. All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si sta lavorando alla realizzazione di un piano che contempla la vaccinazione di tutti i pazienti che afferiscono al centro, sono circa 18 mila all’anno e di questi circa il 40% viene da altre regioni, di loro alcune migliaia sono affetti da una patologia che causa immunosoppressione o in terapia con farmaci immunosoppressivi. L’obiettivo è identificare le diverse categorie e prevedere di organizzare le priorità secondo il rischio: inizialmente le persone ricoverate in INT e coloro che sono in trattamento chemioterapico, a seguire tutte le persone che sono in follow-up e per cui è già previsto un appuntamento. La sfida sarà identificare i casi che vanno vaccinati con un‘urgenza diversa in base al rischio e fare in modo che il data-base che raccoglie le informazioni e i dati sia interfacciato con i sistemi nazionali e delle altre regioni. Una prima stima, condotta dal Professor Filippo de Braud, Direttore del Dipartimento di Oncologia, in collaborazione con la Direzione Sanitaria di INT, ha identificato circa 5.000 casi prioritari e altrettanti familiari e caregiver. Questo significa prevedere anche spazi adeguati all’interno dell’Istituto e organizzare i team vaccinali con il nostro personale, in aggiunta al Centro vaccinale per gli ultraottantenni che è stato costituito congiuntamente da INT e Istituto Besta, e che vorremmo mantenere attivo in modo da poter essere utilizzato successivamente per tutti i pazienti con più bassa priorità. Il piano risulta essere ambizioso, ma si potrebbe attivare in poche settimane, una volta ottenuto l’assenso della Regione e la garanzia della disponibilità di vaccini adeguati per questi pazienti.

 

1 – http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_3014_allegato.pdf

Vaccinazione anti Sars-Cov 2 e malati onco-ematologici

Direttore Scientifico Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

giovanni.apolone@istitutotumori.mi.it