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TUMORE DEL RETTO: PASSI AVANTI NELLE TERAPIE

Si chiama “Progetto globale retto” ed è un mix di innovazione e ricerca messo a punto con un obiettivo: l’aumento delle guarigioni e il miglioramento della qualità di vita dei pazienti con cancro del retto attraverso trattamenti personalizzati. Attualmente infatti circa il 75% di chi si ammala di questa forma tumorale beneficia di un trattamento chirurgico conservativo dello sfintere, che richiede però l’asportazione del retto. Il Progetto Globale Retto punta ad alzare questa percentuale, arrivando al 90% e includendo una chirurgia ancor più conservativa. Ne parliamo con Maurizio Cosimelli, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Colon-Retto dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e coordinatore del progetto.

 

L’ambulatorio: il cuore pulsante

L’ambulatorio multidisciplinare è una vera e propria “centrale di comando” coordinata da chirurgo, oncologo e radioterapista che lavorano in sinergia. Il Tumor Board, così si chiama il pool di specialisti, si riunisce una volta alla settimana per discutere i casi clinici e impostare il trattamento. La discussione si completa con un’attività di ambulatorio in senso tradizionale, con il vantaggio che qui il malato concentra nella stessa mattinata visite, esami e colloquio con il chirurgo, l’oncologo ed il radioterapista, risparmiando così tempo, energie e costi.

 

La radiomica: l’innovazione

La radiomica è un progetto innovativo della diagnostica per immagini, reso possibile grazie alla collaborazione tra INT e il Politecnico di Milano. L’obiettivo? Ottenere informazioni predittive sull’evoluzione della malattia.  Grazie alla radiomica e all’intelligenza artificiale, le immagini della risonanza magnetica del paziente vengono frammentate e trasformate in numeri da incrociare coi dati di biologia molecolare relativi al corredo di alterazioni molecolari del tumore del retto del paziente. Il risultato è un modello innovativo matematico che permette di identificare il profilo di rischio del singolo tumore e di formulare così un trattamento il più possibile personalizzato.

 

L’intervento chirurgico: più conservativo

La chirurgia è sempre il trattamento di elezione in caso di diagnosi di tumore del retto ed è preceduta da chemio-radioterapia pre-operatoria. In base al profilo di rischio, nel 75% dei casi l’operazione può prevedere l’asportazione di retto e mesoretto e la necessità di una stomia temporanea. La bella notizia però è che già oggi, in quasi il 25% dei casi l’intervento può asportare per via anale solo la lesione tumorale residua, riducendo il rischio di una stomia permanente e soprattutto mantenendo intatta la funzione d’organo. Ma la ricerca prosegue a passi da gigante, con l’obiettivo di studiare strategie per diminuire sempre di più la percentuale di pazienti da sottoporre a interventi demolitivi valutando anche la funzione sfinteriale. E in parte ci sono tecniche che sono già realtà. Da qualche mese, infatti, i pazienti vengono sottoposti a manometria anorettale, esame in grado di valutare proprio la funzionalità dei muscoli dell’ano e guidare la scelta dell’intervento chirurgico più adatto.  Certo, in caso di intervento ultraconservativo il paziente è costretto a una sorveglianza più serrata, ma guadagna in qualità di vita e questo rende più accettabile la necessità di sottoporsi a visite di controllo ravvicinate.

TUMORE DEL RETTO: PASSI AVANTI NELLE TERAPIE

Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Colon-Retto dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT)

maurizio.cosimelli@istitutotumori.mi.it