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Fumo passivo in gravidanza, proteggersi dagli effetti dannosi

Fumare danneggia tutti, uomini e donne. E a far molto male è anche il fumo passivo, che in caso di gravidanza comporta rischi e complicanze esattamente uguali a quelli di una fumatrice.

Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Elena Munarini del Centro antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e col Dottor Roberto Boffi, responsabile della Pneumologia e del Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori.

 

Di fumo se parla tanto e preoccupa l’aumento registrato negli ultimi due anni in Italia delle fumatrici, e di come questo abbia comportato una crescita delle malattie oncologiche maggiormente correlate al fumo. Ora, grazie al provvedimento che dallo scorso gennaio a Milano vieta il fumo anche all’aperto, a meno di 10 metri di distanza dagli altri, in luoghi come fermate degli autobus, parchi e stadi, si parla tanto di fumo passivo e di quale effettivamente sia il suo possibile impatto sulla salute.

 

Fumo passivo: come proteggersi in gravidanza

 

Oggi, 8 marzo Festa della Donna vogliamo fare chiarezza sul grado di nocività del fumo passivo e di come questo possa incidere su una donna in gravidanza.

 

È ormai accertato che il fumo passivo è altamente dannoso, tanto che è stato classificato dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) come agente cancerogeno di gruppo 1, ovvero tra quelli sicuramente capaci di indurre patologie oncologiche. Il fumo passivo, infatti, per quanto sia meno concentrato di quello attivo (il fumatore attivo aspira infatti direttamente da una combustione, mentre il fumatore passivo respira il fumo dopo che si è “diffuso” in uno spazio più ampio), è nocivo al pari e forse più di quello attivo dal punto di vista delle sostanze in esso contenute. Infatti, il fumo che viene emanato da una sigaretta che brucia accanto a noi ha una temperatura più bassa, per cui alcune sostanze non si degradano e quindi sono presenti in maggiori concentrazioni.

 

Gli studi del Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori degli ultimi 20 anni offrono una solida base di conoscenze scientifiche sull’argomento: un convivente di un fumatore può arrivare a inalare attraverso il fumo passivo l’equivalente di 3 sigarette al giorno e, anche all’aperto, i livelli di polveri sottili respirati salgono fino a 3 volte i valori ambientali di una giornata molto inquinata di una qualunque metropoli. Questi dati, se pensiamo ad una donna in gravidanza, acquistano un peso ancor maggiore.

 

Il fumo passivo, proprio come quello attivo, può influenzare tutte le tappe di una gravidanza: dall’aumentato rischio di infertilità e gravidanze extrauterine, a numerosi problemi nel corso della gravidanza e anche successivi, come: insufficienza placentare, rottura prematura delle membrane, parto più difficoltoso o pretermine. Inoltre, per la salute del bambino, una volta nato, possono esserci importanti conseguenze, come: una diminuita possibilità di allattamento al seno e un aumento delle malattie respiratorie. È importante quindi informare e supportare una donna in gravidanza perché smetta di fumare, ma è altrettanto indispensabile renderla consapevole dei rischi del fumo passivo. Inoltre, quando possibile, è fondamentale tutelarla e sostenere percorsi di cessazione facilitati non solo per lei, ma anche per i suoi conviventi, partner o nonni che siano.

 

Un’ultima, ma preziosa informazione in più sul fumo passivo: fumare sul balcone può non essere sufficiente per mettere “al sicuro” i non fumatori. Infatti, una ricerca del Centro Antifumo dell’INT ha evidenziato che quando un fumatore rientra in casa dopo aver fumato per i primi 180 secondi continua ad emettere quantità rilevanti di polveri sottili. Non bisogna quindi temere di risultare eccessivamente apprensivi chiedendo ai fumatori di rimanere sul balcone altri 3 minuti, dopo aver spento la sigaretta, avendo cura di togliere i vestiti più superficiali esposti al fumo: questa è una tutela per la mamma, ma anche per il bambino che si voglia poi prendere in braccio.

Fumo passivo in gravidanza, proteggersi dagli effetti dannosi

Responsabile della Pneumologia e del Centro antifumo Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

roberto.boffi@istitutotumori.mi.it