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La gravidanza dopo il tumore

Il desiderio di maternità è di per sé vita, è guardare oltre la malattia, sperando in un ritorno alla propria quotidianità dopo aver affrontato l’esperienza oncologica. Per poter realizzare il progetto di maternità è importante parlarne con gli specialisti di riferimento fin dal momento della diagnosi in modo da ricevere informazioni corrette e compiere scelte consapevoli. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Rossella Petrigliano psicologa psicoterapeuta S.S.D. Psicologia clinica Istituto Nazionale Tumori di Milano.

 

La gravidanza rappresenta un importante passaggio evolutivo che implica cambiamenti significativi a livello personale, di coppia e familiare. Dopo aver affrontato la malattia, la scelta della maternità può essere ancora più complessa rispetto alle paure ed ai timori che può generare, ma al tempo stesso può rappresentare un modo per riappropriarsi della propria progettualità.

 

Una diagnosi di tumore ha un effetto dirompente a livello esistenziale, il tempo improvvisamente si ferma ed è difficile pensare a come sarà il futuro. Si è concentrati sul “qui e ora” e si fa fatica a vedere e immaginare come potrà essere il futuro. Se si è in età fertile diventa difficoltoso pensare ad una possibile gravidanza. Quando sopraggiunge una malattia come il cancro che direttamente o indirettamente, potrebbe essere in grado di compromettere la possibilità di avere figli, la situazione diventa più complessa poiché nonostante il desiderio di maternità sia vissuto da ogni donna in maniera differente, possono emergere preoccupazioni rispetto alla possibile infertilità secondaria ma anche paure relative alla propria salute e quella del bambino.

 

Per questo è importante esplicitare e condividere i propri dubbi e timori con gli specialisti di riferimento, fin dall’inizio del percorso terapeutico, affinché si possa essere adeguatamente informati sui possibili rischi che i trattamenti antitumorali – sia sistemici (chemioterapia, ormonoterapia, ecc.) che locali (radioterapia e chirurgia) – potrebbero implicare, ad esempio la compromissione temporanea o permanentemente della fertilità. Sono oggi disponibili diverse tecniche per preservare la fertilità, quali il congelamento degli embrioni, degli ovociti, del tessuto ovarico… ed è dunque necessario informarsi e riflettere su cosa è possibile fare prima di intraprendere il percorso di cura.

 

La possibilità di una maternità non dovrebbe essere esclusa a priori. Nel caso non sia realizzabile biologicamente si può anche pensare alla scelta di adottare. In Italia non vi sono impedimenti specifici per chi ha avuto un’esperienza di malattia oncologica anche se la procedura è lunga, complessa ed in ogni caso deve essere valutata singolarmente.

 

Nel promuovere il progetto di maternità può essere importante il sostegno psicologico. L’obiettivo è quello di accompagnare la coppia in tutte le diverse fasi del percorso, per favorire una scelta consapevole e condivisa, attivando nuove strategie per fronteggiare eventuali difficoltà e per sostenere, in prospettiva, una relazione genitoriale massimamente funzionale.

La gravidanza dopo il tumore

Psicologa psicoterapeuta S.S.D. Psicologia clinica Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

rossella.petrigliano@istitutotumori.mi.it