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MiRNA: molecole piccole ma preziose

Un tempo venivano chiamati “DNA spazzatura”. Stiamo parlando dei miRNA, cioè di quelle piccole molecole che in sé non producono proteine, ma che orchestrano la funzione di centinaia di geni e di proteine. Oggi gli RNA sono diventati “famosi” per il ruolo che rivestono nei primi due vaccini anti-covid entrati in uso, ma in oncologia gli RNA, sia codificanti proteine come gli RNA messaggeri (mRNA), sia quelli che non producono proteine (miRNA), sono conosciuti da tempo.  E hanno un ruolo importante nella lotta alla malattia oncologica, come racconta Gabriella Sozzi, Direttore della S.C. Genomica Tumorale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

 

Che ruolo svolgono

Il primo lavoro scientifico risale al 2002. Studiando la leucemia linfatica cronica, i ricercatori hanno individuato due miRNA coinvolti nella malattia. La loro perdita infatti, contribuiva a far scattare i meccanismi di questa forma di tumore del sangue. Da qui sono iniziati gli studi sui tumori cosiddetti solidi e da allora la ricerca ha fatto passi da gigante.  Le ricerche hanno evidenziato che i miRNA agiscono come degli interruttori, in grado di accendere e spegnere i nostri geni e che sono essenziali per lo sviluppo di tutti i tessuti. Questa loro funzione ha portato allo sviluppo di due filoni di ricerca, uno relativo alla diagnostica e l’altro alla terapia.

 

Le terapie: una speranza

Sono in fase di sperimentazione dei farmaci a base di miRNA, per il trattamento di alcune forme di cancro. La loro funzione sarebbe quella di agire da oncosoppressori, cioè di bloccare le cellule tumorali nella loro replicazione.  Il problema però è quello di far sì che il farmaco riesca a colpire in maniera selettiva solo il tumore, per evitare il rischio di tossicità ed è su questo aspetto che si stanno concentrando i lavori più importanti. La strada da percorrere è ancora lunga, ma non è un’impresa impossibile. Esiste infatti, anche se ancora sperimentale, un farmaco a base di miRNA. Non è in ambito oncologico, ma della virologia e viene utilizzato negli studi clinici sull’epatite C per bloccare la replicazione del virus.

 

La diagnosi: il futuro è già qui

Il sistema immunitario ha come delle scosse telluriche impercettibili quando si accorge della presenza delle cellule tumorali e questo fa sì che le cellule dell’organo colpito e quelle immunitarie rilascino localmente e nel sangue i miRNA. Le ricerche condotte in questo ambito hanno evidenziato che i miRNA circolanti, cioè presenti nel sangue, non sono sempre gli stessi in ogni individuo. Da qui, l’identificazione di gruppi di miRNA, i cosiddetti panel, che caratterizzano l’organo colpito dalla malattia. Questo ha portato alla formulazione del test miRNA, scoperto e sviluppato in INT. Per la prima volta, un test molecolare sul sangue si rivela efficace nello screening: predice il rischio di ammalarsi e consentirà in futuro una prevenzione personalizzata e integrata con la diagnosi precoce.  Certo, la “Biopsia liquida”, come viene comunemente chiamato il test miRNA, non è ancora nella pratica clinica, ma i risultati delle ricerche fanno ben sperare. Oggi viene utilizzato negli studi per la diagnosi precoce del tumore del polmone: i dati dimostrano che l’associazione di questo test con la TAC, permette di identificare le persone più a rischio e che necessitano di controlli più stretti.  Altri studi sono in corso per la diagnosi precoce dei tumori del seno, della prostata, del colon retto. In particolare, un panel di miRNA identificato nel cancro del colon retto permette di identificare i pazienti a rischio con sangue occulto nelle feci, mentre nel caso del seno, il panel di miRNA formulato, ha permesso una diagnosi di tumore nelle donne con nodulo a rischio, con risultati sovrapponibili a quelli della biopsia tradizionale.

MiRNA: molecole piccole ma preziose

Direttore della S.C. Genomica Tumorale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

gabriella.sozzi@istitutotumori.mi.it