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Bevande alcoliche, sì, oppure no?

Vino, birra, superalcolici. Vale a dire, l’eterno dilemma: permessi, oppure vietati? Una svolta importante l’ha sicuramente data lo studio EPIC (European Prospective Investigation Into Cancer and nutrition), un vasto studio analitico prospettico che ha coinvolto oltre 500 mila cittadini europei, italiani compresi, con lo scopo di valutare la relazione tra cancro e alimentazione. Nell’ambito dell’indagine, le persone sono state interrogate sul loro consumo abituale di alcol e seguite per sei anni. Da qui, la conferma che anche per chi è sano, gli alcolici possono rappresentare un fattore di rischio oncologico. Vediamo quindi quali sono le regole da seguire con Eleonora Bruno, ricercatore sanitario specializzato in nutrizione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

 

Il meccanismo d’azione dell’alcol

I meccanismi precisi alla base della relazione tra consumo di alcol e alcuni tipi di cancro non sono completamente conosciuti e compresi. Alcuni studi hanno dimostrato che l’acetaldeide, il metabolita principale e più tossico dell’alcol, interrompe la sintesi e la riparazione del DNA e può quindi contribuire a far scattare una cascata cancerogena. Inoltre, un maggior consumo di etanolo induce anche stress ossidativo attraverso una maggiore produzione di specie reattive dell’ossigeno, che sono potenzialmente genotossiche. Si ipotizza che l’alcol possa anche funzionare come solvente per la penetrazione cellulare di agenti cancerogeni alimentari o ambientali (ad esempio il tabacco) o interferire con i meccanismi di riparazione del DNA. Ancora, l’alcol può modificare i livelli di ormoni come gli estrogeni o l’insulina, altro fattore negativo. Gli ormoni infatti agiscono come importanti messaggeri nel corpo e possono regolare la crescita e la divisione cellulare. I grandi consumatori di alcol fra l’altro molte volte seguono diete prive di nutrienti essenziali, come i folati, che rendono i tessuti bersaglio più suscettibili agli effetti cancerogeni dell’alcol.

 

 

Chi deve stare più attento

Tutti dobbiamo stare attenti in quanto il consumo nocivo di alcol è stato collegato a più di 200 malattie e condizioni di lesioni, tra cui cirrosi, malattie infettive, malattie cardiovascolari, demenza precoce e cancro. In particolare, l’alcool è un cancerogeno di tipo 1 ed ha un ruolo causale nell’insorgenza dei tumori, ma non è l’unico fattore di rischio oncologico. Molto dipende dallo stile di vita associato al suo consumo come ad esempio dieta, attività fisica, fumo. Per esempio, le persone che consumano sia alcol che tabacco hanno un rischio 30 volte maggiore di sviluppare tumori del cavo orale, dell’orofaringe, della laringe e dell’esofago.  È importante anche ribadire che comunque non esiste una soglia di consumo di alcol al di sotto della quale il rischio di cancro non aumenti. Certo, più alcol si consuma maggiore è il rischio.  Nello specifico, il consumo costante di bevande alcoliche anche in piccole quantità aumenta il rischio di tumori della bocca, della faringe e della laringe, cancro esofageo (carcinoma a cellule squamose), cancro al seno (pre e postmenopausa). Inoltre due o più bevande alcoliche al giorno (30 grammi di alcool o più) aumentano il rischio di cancro colo rettale, mentre tre o più bevande alcoliche al giorno (45 grammi o più) aumentano il rischio di cancro allo stomaco e di cancro al fegato.

 

Tutte le bevande alcoliche sono a rischio

Il giudizio pervenuto dal WCRF sottolinea che le bevande alcoliche sono la causa di diversi tumori indipendentemente dalla tipologia di bevanda alcolica consumata. Questo perché tutte le bevande alcoliche contengono etanolo che è il principale fattore causale di tumori. La raccomandazione del WCRF copre pertanto tutti i tipi di bevande alcoliche, siano esse birre, vini, liquori o qualsiasi altra bevanda, nonché altre fonti di alcol. La misura in cui le bevande alcoliche sono la causa di tumori dipende ovviamente anche dal quantitativo, dalla frequenza e dalla modalità di consumo (durante o fuori i pasti).  In particolare, negli ultimi anni è emersa una tendenza sbagliata, soprattutto nei giovanissimi, di consumare amari e superalcolici lontani dal pranzo e dalla cena. Questo porta inevitabilmente a danni diretti alle cellule di molti organi, soprattutto fegato e sistema nervoso centrale, aumentando il rischio di malattie come cirrosi epatica, pancreatite, tumori maligni e benigni, epilessia, ansia e depressione.

 

Attenti alla dose

La raccomandazione che arriva sia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2020 che dal terzo Report scientifico su Dieta, Attività fisica e cancro redatto dal World Cancer Research Fund/American Institute of Cancer Research nel 2018 relativamente al consumo di alcol è quella in generale di limitarne il consumo, mentre in particolare per la prevenzione dei tumori, la raccomandazione è quella di non bere nessuna bevanda alcolica.  Se si consumano alcolici, dunque, i limiti di consumo in Italia pubblicati dal ministero della Salute nella sezione “alcol – istruzioni per l’uso” e acquisiti dai nuovi Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti (Larn), ribadiscono la necessità di non superare mai le quantità definite a minor rischio. In pratica, due unità alcoliche al giorno per gli uomini under 65, una unità alcolica al giorno per le donne e gli over 65, zero unità di alcol sotto i 18 anni. Per dare un’idea, una unità alcolica equivale a un bicchiere di vino (125 ml a 12°), una lattina di birra (330 ml a 4,5°), un aperitivo (80 ml a 38°) o un bicchierino di superalcolico (40 ml a 40°).

 

Bevande alcoliche, sì, oppure no?

Ricercatore sanitario specializzato in nutrizione Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Eleonora.bruno@istitutotumori.mi.it