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L’importanza delle reti oncologiche

Il ruolo delle reti in oncologia, la telemedicina e i criteri da utilizzare per pianificare gli interventi chirurgici sono temi di grande attualità in questo periodo a causa della pandemia e di grande interesse per i pazienti oncologici che, a causa della loro malattia, stanno affrontando terapie impegnative. Ne parliamo con Alessandro Gronchi, Responsabile della Struttura di Chirurgia dei Sarcomi dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e Presidente SICO.

 

 

Le Reti oncologiche

Ora più che mai rappresentano una delle soluzioni da mettere in pratica per garantire ai pazienti oncologici la continuità delle cure, con percorsi assistenziali uniformi. «Sono strumenti necessari per riorganizzare la presa in carico dei pazienti sul territorio regionale», sottolinea il dottor Gronchi. «La rete però ora deve essere organizzata considerando che esiste una pandemia in corso. Quindi, deve prevedere HUB preservati da pazienti Covid e altri parzialmente no-Covid. In Lombardia questo tipo di schema ha funzionato e va proposto anche a livello nazionale».

 

 

La chirurgia oncologica

Sono state implementate nuove linee guida, che hanno come obiettivo quello di garantire a tutti i pazienti la terapia chirurgica necessaria. È un diritto che va garantito anche in questo particolare momento, impegnativo a causa della presenza del virus. «Ci sono state riflessioni importanti in questo ambito, al fine di determinare le priorità e l’impatto del trattamento chirurgico sulla malattia oncologica», continua il dottor Gronchi. «Sono stati così identificati i gradi di priorità di intervento per ogni organo, a 30, a 60 e a 90 giorni, considerando anche la possibilità di sottoporre il paziente a terapie oncologiche preoperatorie».

 

 

La telemedicina

È stata la grande rivelazione dei mesi trascorsi. Dopo tanto parlarne, l’emergenza determinata dalla pandemia ha fatto sì che si attivassero varie strategie per permettere al paziente di essere seguito a distanza dal proprio oncologo, e persino in certi casi di ricevere una visita per una seconda opinione. «Diventerà sicuramente un’opzione in più a disposizione del paziente per gli innegabili vantaggi che offre», conclude il dottor Gronchi. «Il problema però è che non è una prestazione tariffata dal Sistema Sanitario Nazionale e questo sarà sicuramente un nodo da risolvere. Inoltre, va progettata una piattaforma ad hoc che garantisca visite a distanza e scambio di referti, in un ambito di assoluta privacy»

L’importanza delle reti oncologiche

Responsabile S.S Chirurgia dei Sarcomi Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Alessandro.Gronchi@istitutotumori.mi.it