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Educazione alla prevenzione dei tumori femminili

I tumori ginecologici riguardano l’apparato riproduttivo femminile e sono essenzialmente quattro: vulva, cervice uterina, endometrio e ovaio. Si stima che a fine 2020 i nuovi casi totali diagnosticati di questi tumori saranno circa 15.879, in diminuzione rispetto al 2019 quando i nuovi casi si attestavano a 16.700[1]. Abbiamo chiesto al Dottor Francesco Raspagliesi, Direttore dell’Unità di Oncologia Ginecologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori, come ci si deve comportare e quali azioni si debbano mettere in pratica per prevenirli.

 

 

Per far sì che questi numeri scendano ulteriormente la cosa su cui bisogna investire di più è la prevenzione. Sotto questo nome generico vengono accomunati due concetti diversi ma importantissimi: quello della prevenzione vera e propria, detta primaria, e la diagnosi precoce, detta anche prevenzione secondaria. La primaria è quella che dipende da noi, da come ci comportiamo e dallo stile di vita che conduciamo. Con il termine prevenzione secondaria si intendono, invece, le visite e gli esami diagnostici raccomandati per scoprire un eventuale tumore in uno stadio iniziale.

 

 

La prevenzione dei tumori ginecologici inizia con la visita dello specialista, il ginecologo esperto in ginecologia oncologica. Le giovani donne in assenza di sintomatologia clinica dovrebbero effettuare la prima visita con l’inizio dell’attività sessuale e proseguirla con cadenza annuale o comunque concordata con il medico, con l’obiettivo di sottoporsi a test di screening mirati secondo le linee guida internazionali. È importante, inoltre, che durante la prima visita lo specialista si accerti di eventuali familiarità per i tumori ginecologici o della mammella in modo da poter indirizzare, se necessario, la persona su eventuali test genetici specifici o impostare dei controlli clinico strumentali di sorveglianza attiva.

 

 

Nella fascia di età dai 20 ai 40 anni, i tumori femminili costituiscono, per fortuna, una rarità. È però questa la fascia di età giusta per fare prevenzione. Le procedure di screening oggi disponibili riguardano essenzialmente la diagnosi precoce di eventuali lesioni da Papilloma virus (HPV) sul collo dell’utero. Il tumore della cervice uterina è la prima forma tumorale riconosciuta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile ad un agente infettivo (HPV), che si contrae durante il rapporto sessuale. Fortunatamente nella maggior parte dei casi il virus viene eliminato dal sistema immunitario della donna, ma in circa il 10% riesce ad integrarsi nella cosiddetta cellula ospite della cervice uterina e dare luogo a lesioni preneoplastiche. Individuare tali lesioni in tempo permette di trattarle senza conseguenze. La prevenzione in questo caso è possibile attraverso l’esecuzione del pap- test che viene eseguito a cadenza triennale a partire dai 25 anni fino ai 65 anni. Importante novità degli ultimi anni è l’introduzione dell’HPV test come test di screening nella donna dai 30 anni in poi a cadenza quinquennale. Ma per il tumore della cervice uterina è possibile dal 2007 fare prevenzione primaria attraverso la vaccinazione anti-HPV che è offerta gratuitamente ai bambini, maschi e femmine nel dodicesimo anno di vita, in tutte le Regioni e Province Autonome.

Per concludere è fondamentale in occasione delle visite ginecologiche specialistiche che il medico educhi la paziente ad un corretto stile di vita che possiamo sintetizzare in 7 semplici regole: seguire un’alimentazione sana; non fumare; non bere super-alcolici; svolgere un’attività fisica regolare; controllare il peso corporeo; partecipare a programmi di screening preventivi; vaccinarsi contro i Papilloma virus.

 

[1]I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA 2020 AIOM AIRTUM

 

Educazione alla prevenzione dei tumori femminili

Direttore dell’Unità di Oncologia Ginecologica Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Francesco.raspagliesi@istitutotumori.mi.it