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SCREENING: VADEMECUM PER SAPERNE DI PIU’

Tumore del seno, del colon-retto, della cervice uterina: sono tra le principali forme oncologiche che colpiscono uomini e donne in Italia. La loro particolarità è di avere una storia che non è inevitabile, ma che al contrario può essere modificata, con una riduzione della mortalità grazie agli screening oncologici. Si tratta in sostanza di controlli gratuiti a carico del Servizio Sanitario Nazionale, che hanno come particolarità quello di raggiungere vaste fasce di popolazione, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sull’importanza degli screening anche tra le persone abitualmente restie a sottoporsi a test preventivi. Per saperne di più su quando “scattano” i controlli di screening e in cosa consistono, ne abbiamo parlato con Paolo Contiero, Responsabile della struttura di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

 

 

TUMORE DEL SENO

Partecipando alle iniziative di screening mammografico organizzato dalle aziende sanitarie locali, secondo l‘Agenzia Internazionale per la Ricerca su Cancro dell’OMS (IARC) si riduce del 40% la probabilità di morire per cancro della mammella. La lettera d’invito a sottoporsi alla mammografia viene inviata ogni due anni dalla ASL a tutte le donne tra i 50 e i 69 anni. In alcune Regioni è stata ampliata la fascia e la mammografia viene eseguita tra i 45 e i 74 anni, con una frequenza annuale fino ai 50 anni.

Nel caso di esame positivo, la donna viene richiamata per una seconda mammografia o un’ecografia mammaria e una visita clinica, seguiti eventualmente da una biopsia.

 

 

TUMORE DEL COLON-RETTO

secondo un recente studio italiano (Giorgi Rossi P, Am J Gastroenterol 2015) con il test immunologico per la ricerca del sangue occulto nelle feci diminuisce del 10% il pericolo di ammalarsi di carcinoma colo-rettale e del 36% di morirne.  IARC considera sufficiente l’evidenza che questo tipo di screening riduca la mortalità per tumore del colon-retto.

A partire dai 50 anni di età e fino a 70 anni, uomini e donne ricevono una lettera da parte delle aziende sanitarie locali che li invita a eseguire il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. L’esame è semplice e non invasivo e consiste nella raccolta a casa propria di un piccolo campione di feci. La provetta va poi portata dove indicato nella lettera.

In caso di esame positivo, è necessario sottoporsi alla colonscopia per escludere la presenza di un polipo, cioè di una lesione pretumorale, oppure di un tumore vero e proprio.

 

 

TUMORE DELLA CERVICE UTERINA

Con il Pap test diminuisce del 60-70% la probabilità di ammalarsi di un tumore invasivo della cervice uterina. Tutte le donne – dai 25 ai 64 anni – hanno diritto a sottoporsi gratuitamente al test per la prevenzione del carcinoma del collo dell’utero, identificando così sia possibili lesioni tumorali, sia quelle che potrebbero degenerare in neoplasia. L’esame tradizionale è il Pap-test che si esegue ogni tre anni e che consiste in un prelievo di una piccola quantità di cellule del collo dell’utero. Sta parzialmente lasciando il posto all’Hpv-test, che si esegue con la stessa modalità, ma ogni cinque anni a partire dai 30 anni di età.

Entrambi servono per identificare la presenza del Papilloma virus, e in particolare dei tipi che aumentano il rischio di cancro del collo dell’utero. Tra i due test esiste una principale differenza: il Pap test scopre se ci sono già cellule alterate, mentre l’Hpv test, attraverso la lettura del Dna del virus, lo identifica molto prima che questo possa dare segno della sua presenza. Se il test HPV risulta positivo, è necessario sottoporsi al Pap-test e in un secondo caso, bisogna eseguire la colposcopia.

SCREENING: VADEMECUM PER SAPERNE DI PIU’

Responsabile della struttura di Epidemiologia Ambientale Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Paolo.Contiero@istitutotumori.mi.it