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Tumore del colon-retto: prevenzione e diagnosi precoce

Il tumore del colon-retto è piuttosto frequente, in Italia è il secondo tipo di neoplasia per numero di casi. Nel 2019 sono stati in totale 49.000 i nuovi casi, 27.000 uomini e 22.000 donne[1]. È importante sottolineare che la grande maggioranza dei casi di tumore potrebbe essere evitato grazie alla ricerca del sangue occulto nelle feci: l’esame è semplice, non è invasivo e, nel nostro paese, offerta dal Servizio Sanitario Nazionale ai cittadini tra i 50 e i 69 anni, ogni due anni. In generale, screening e diagnosi precoce consentono di scoprire eventuali lesioni e asportarle prima che si trasformino in un cancro. Ne abbiamo parlato con Filippo de Braud, Professore ordinario Università degli Studi Milano e Direttore Dipartimento di Oncologia Direttore Medicina Oncologica 1.

 

 

Lo screening del colon-retto è il principale strumento utile sia a prevenzione primaria che a una diagnosi precoce e ha un grande vantaggio: permette già nel corso dell’esame strumentale di asportare eventuali adenomi (lesioni precancerose), cioè i polipi adenomatosi, riducendo così il numero di nuovi casi di neoplasia. Il tumore del colon-retto è l’unica patologia che consente questo tipo di opzione.

In Italia lo screening è molto ben gestito, a partire dalle campagne per l’analisi del sangue occulto nelle feci. Infatti, questo tipo di esame consente il campionamento di una popolazione molto vasta, in modo semplice e non invasivo, con un costo contenuto. I cittadini, a partire dai 50 anni di età, a cadenza biennale, ricevono una lettera dalla propria ATS che li invita a recarsi in farmacia per ritirate un piccolo contenitore nel quale raccogliere un campione di feci, per poi restituirlo per l’analisi. Nell’arco di qualche settimana si riceve a casa una lettera dal proprio medico di base con il referto. Nel caso in cui l’esito sia positivo il paziente viene sottoposto alla colonscopia per accertare la presenza di una forma cancerosa, ed eventualmente sarà verificata la possibile rimozione definitiva dell’eventuale tumore, in fase iniziale. Intervenire precocemente e in modo tempestivo permette nella maggioranza dei casi la totale guarigione.

 

 

Le alternative possibili allo screening sono la colonscopia con le biopsie e la colonscopia virtuale, che sono entrambi esami più complessi e hanno un costo elevato per il SSN. “Personalmente non raccomando la colonscopia virtuale, in quanto ritengo che quella tradizionale consenta una visione molto più accurata; inoltre, nel caso ci sia un sospetto di una lesione, anche se benigna, è necessario procedere poi con la biopsia” – ci spiega il Professor de Braud.

Per le persone cha hanno familiarità, uno o due parenti in linea diretta (genitore o fratello) a cui è stato diagnosticato un tumore del colon-retto in età giovanile, è importante parlarne con il medico curante e valutare la necessità di sottoporsi a una colonscopia già a partire dai 35 anni. Se la colonscopia risulta negativa e non viene riscontrata alcuna anomalia, secondo i dati attuali, l’esame successivo potrebbe essere pianificato a distanza di cinque o anche dieci anni.

Nel caso in cui all’interno della famiglia vi siano più casi di parenti prossimi a cui è stata diagnosticata questo tipo di neoplasia, è disponibile un test genetico per sapere se si è o meno portatori di mutazioni che potrebbero aumentare le probabilità che compaia la malattia stessa.

Dato che il tumore del colon retto è più frequente nella popolazione anziana, in particolare negli uomini, e considerato l’allungarsi della vita media sarebbe opportuno continuare con le indagini diagnostiche anche in età più avanzata.

 

 

[1] I numeri del cancro in Italia 2019 – Aiom Airtum

Tumore del colon-retto: prevenzione e diagnosi precoce

Direttore del Dipartimento e della Divisione di Oncologia Medica Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

filippo.debraud@istitutotumori.mi.it