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Il supporto psicologico ai pazienti durante il COVID – 19

L’emergenza COVID – 19 ha obbligato tutti noi a riorganizzare e ripensare la nostra vita sia personale che lavorativa. Così è stato anche per il supporto psicologico ai pazienti dell’Istituto Nazionale dei Tumori, che non si è mai fermato: ma è cambiata la modalità e sono stati aggiunti strumenti nuovi. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Claudia Borreani, Responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Psicologia Clinica dell’Istituto Nazionale dei Tumori.

 

 

In questi mesi molte cose sono cambiate e spesso ci hanno portato a sperimentare soluzioni alternative che si sono rivelate molto positive. Alcune di queste potrebbero diventare una nuova normalità, anzi lo diventeranno sicuramente. Il colloquio con lo psicologo è una parte del percorso terapeutico dei pazienti oncologici che non può essere interrotto, soprattutto in un periodo in cui vengono meno alcune certezze e aumentano le paure. In INT gli ambulatori di Psicologia Clinica non si sono mai fermati, sono sempre rimasti attivi e aperti per i pazienti che necessitavano di un aiuto e per chi era ricoverato in uno dei reparti.

Sin dall’inizio l’Ordine degli psicologi della Lombardia e la Regione si confrontati in un tavolo tecnico per per capire come continuare a garantire il supporto psicologico ai pazienti in modo efficace e assolutamente sicuro. Telefoni, smartphone, pc e tablet sono gli strumenti della telemedicina oltre che dello smart working e l’efficacia del loro utilizzo con i pazienti è stato confermato da vari studi e articoli scientifici.

La distanza fisica a cui ci ha costretto il COVID -19 è stata la cosa più difficile dal punto di vista emotivo. L’impossibilità per i pazienti di recarsi all’Istituto Nazionale dei Tumori e anche l’uso della mascherina ha reso più difficile parlare e capire cosa sta cercando di dire e comunicare la persona di fronte a noi. Queste difficoltà sono state superate grazie all’uso del web o del telefono. Con grande impegno di tutti, in pochi giorni siamo riusciti a riorganizzare i nostri ambulatori e dotarli tutti di pc e connessioni web in modo da poter fare i colloqui utilizzando gli strumenti che avevano a disposizione i pazienti: pc, tablet, smartphone o semplicemente il telefono.

 

 

La decisione condivisa era che il colloquio “virtuale” fosse esattamente come quello in ospedale. Per mantenere un setting istituzionale tutti noi psicologi abbiamo voluto continuare a lavorare nei nostri ambulatori in INT, indossare sempre il camice e dedicare il medesimo tempo di un colloquio in presenza per fare in modo che la nuova modalità venisse percepita esattamente come un regolare colloquio in INT.

La stessa modalità è stata utilizzata anche per i pazienti ricoverati, per non farli spostare all’interno dell’ospedale e per fare in modo di vederci “senza mascherina” e migliorare la comunicazione. Oltre ai colloqui personali abbiamo, inoltre, organizzato anche gruppi di psicoterapia con gli strumenti online disponibili per le riunioni.

L’obiettivo era garantire al paziente la continuità degli incontri ed usare gli strumenti a sua disposizione e mantenere la riservatezza di cui ha bisogno; e il telefono, a volte usato dall’auto parcheggiata sotto casa, è stato il mezzo più semplice e immediato.

 

 

In questi mesi abbiamo sperimentato nuove modalità e strumenti con una velocità di trasformazione, adeguamento e realizzazione che non avremmo mai potuto immaginare. Non sapevamo come i pazienti avrebbero potuto reagire e nemmeno se avrebbero accettato queste “condizioni”, alla fine il bilancio è più che positivo e alcuni “esperimenti” entreranno sicuramente a far parte della pratica clinica.

Il supporto psicologico ai pazienti durante il COVID – 19

Responsabile della Struttura di Psicologia Clinica Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Claudia.Borreani@istitutotumori.mi.it