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Tumore del polmone e Covid-19, più chiarezza dallo studio TERAVOLT

Ne parliamo con Marina Garassino

Qual è l’impatto dell’infezione da Covid-19 nei pazienti con una neoplasia toracica? E aumenta il rischio di ammalarsi in caso di immunoterapia? A questo e ad altri quesiti sta rispondendo il registro TERAVOLT (Thoracic cancERs International coVid 19 cOLlaboraTion), appena pubblicato su The Lancet Oncology. Ha coinvolto oltre 200 Centri di 28 Paesi di ogni continente, con il supporto di diverse società scientifiche internazionali. Il progetto è il frutto di una vera e propria catena di solidarietà: a fare da start è stata Marina Garassino, Responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco-Polmonare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Ad oggi abbiamo coinvolto 622 pazienti e il numero continua a crescere», spiega la dottoressa Garassino. «La raccolta dei dati è stata rapida, spinta anche dall’esigenza comune a tutti noi oncologi di avere risposte. Per dare un’idea dei tempi, nell’arco di un paio di mesi circa siamo stati in grado di presentare i primi risultati del Registro nel corso del congresso virtuale dell’American Association for Cancer Research. Nel frattempo, abbiamo ricevuto ed elaborato i dati delle Nazioni dove il virus è arrivato successivamente, come gli Stati Uniti, e questo ci ha permesso di comunicare i risultati di TERAVOLT alla comunità scientifica nell’ambito del congresso mondiale dell’ASCO, American Society of Clinical Oncology».

 

 

Neoplasie toraciche: identikit di chi ne soffre

Il Registro TERAVOLT ha permesso di avere un profilo del malato. In oltre due casi su tre sono uomini e l’età media è di 68 anni. A farla da padrone tra le neoplasie toraciche è il carcinoma polmonare non a piccole cellule, quello che colpisce prevalentemente i fumatori, che riguarda oltre il 75% dei malati, seguito dalla forma chiamata a piccole cellule e in circa il 70% dei casi la malattia è metastatica.  I pazienti stanno seguendo una delle terapie disponibili per neoplasie toraciche nel 73,5% dei casi: inibitori delle tirosin chinasi, chemioterapia, immunoterapia, oppure un mix di chemio e immunoterapia.

 

 

Terapie: la valutazione del rischio

All’inizio della pandemia a sollevare parecchi dubbi è stata l’immunoterapia e molti oncologi si chiedevano se era opportuno somministrarla ai pazienti. La ragione? Il sospetto che aumentasse il rischio di aggravamento e di morte in caso di infezione da Covid-19. Questo dubbio è stato spazzato via dallo studio TERAVOLT: nel tumore del polmone, l’immunoterapia e i farmaci orali a target biologico non aumentano il rischio di morte nei pazienti che contraggono il virus.  Prudenza,invece, nel caso della chemioterapia perché qui il rischio sembra aumentato.

 

 

Pazienti da proteggere

Lo studio TERAVOLT ha confermato che i malati con tumore del polmone sono più fragili degli altri. Per questo, sono malati da curare con molta cautela, alzando la guardia sulla loro salute. In vista di una eventuale ulteriore ondata di infezioni è opportuno, quindi, aiutare il paziente a smettere di fumare perché il fumo è causa di forme più gravi e tenere sotto controllo le co-morbidità, cioè le malattie concomitanti come diabete e ipertensione, per citare le più comuni. Il pericolo di non farcela, infatti, aumenta drammaticamente in chi ha più di una malattia.

Tumore del polmone e Covid-19, più chiarezza dallo studio TERAVOLT

Responsabile Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco-Polmonare Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

marina.garassino@istitutotumori.mi.it