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Tumori genito-urinari: il ruolo del nefrologo nel percorso di cura dei pazienti

Ne parliamo con Giuseppe Procopio

Oncologo e nefrologo: due figure specialistiche distinte che agiscono in sinergia per il benessere del paziente. A sottolinearne l’importanza è Giuseppe Procopio, Responsabile Oncologia Medica Genitourinaria dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dov’è stato attivato un ambulatorio di nefrologia. “Il lavoro in team è necessario in particolare per quanto riguarda il tumore del rene. È importante infatti monitorarlo con attenzione per valutare l’impatto delle cure sulla salute dell’apparato renale e cogliere tempestivamente quei segnali che, se trascurati, potrebbero interferire con il buon esito dei trattamenti e aumentare il rischio di dialisi”.

 

 

Perché il nefrologo

Oggi il 71% di chi si ammala di tumore del rene sta bene a cinque anni dalla diagnosi. Sono numeri importanti e che sono stati possibili grazie alla disponibilità di terapie innovative, che impongono però alcuni cambiamenti nell’approccio a questi malati. A causa del cancro, molti sono monorene, oppure hanno entrambi gli organi ma solo uno è funzionante: il consulto col nefrologo può essere dunque necessario nelle diverse fasi del percorso terapeutico, che richiede una lunga esposizione a farmaci ed esami, con il rischio di tossicità renale a lungo termine.

 

 

La Tac: sì o no?

La Tac è un esame necessario per valutare lo stato di salute dell’apparato renale, ma richiede il mezzo di contrasto al fine di ottenere immagini aderenti alla realtà. Si tratta però di una sostanza potenzialmente tossica e per questo è necessario valutarne il dosaggio e come aiutare i reni, o il rene, a smaltirla. Qui entra in gioco il supporto del nefrologo, che in base allo stato generale di salute del paziente e ai valori renali, può fornire un aiuto prezioso nella valutazione dell’utilità della Tac con mezzo di contrasto e del relativo dosaggio, oppure se è possibile effettuarla senza, o addirittura sostituirla con la Risonanza Magnetica.

 

 

Terapie: i dubbi

È fondamentale riconoscere e gestire gli effetti collaterali in ambito renale dei chemioterapici e delle target therapies, anche per allontanare il rischio di nefrotossicità reversibile. Si tratta di un problema a carico dell’apparato renale che come dice il nome si può risolvere ma che, se viene trascurato, può cronicizzare e provocare danni.  Il supporto del nefrologo qui è necessario per tenere sotto controllo in modo più serrato i parametri, in modo da calibrare tempestivamente i dosaggi del trattamento – se necessario – somministrare un supplemento di potassio e di magnesio per via parenterale in caso di diminuzione dei valori di questi due sali minerali nel sangue e incrementare l’apporto di liquidi per mantenere una buona idratazione di organi e apparati.

Tumori genito-urinari: il ruolo del nefrologo nel percorso di cura dei pazienti

Responsabile Oncologia Medica Genitourinaria Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

giuseppe.procopio@istitutotumori.mi.it