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Attività fisica durante le cure

Ne parliamo con Annarita De Vivo e Maria Grazia Blandini

Muoversi ed evitare l’inattività durante e dopo le cure oncologiche non solo non comporta rischi, ma sicuramente porta a benefici globali. L’esercizio fisico, adeguato all’età e allo stato di salute personale, infatti, migliora la funzionalità fisica, l’umore e la qualità di vita.

L’attività fisica, durante la fase attiva delle cure, concordata e calibrata con l’oncologo e il fisiatra, può aumentare la resistenza muscolare e respiratoria, il senso di benessere e l’autostima. Inoltre praticare movimento contrasta alcuni degli effetti collaterali della malattia oncologica e dei trattamenti come stanchezza, depressione e problemi di peso corporeo.

Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Annarita De Vivo, Fisiatra, S. C. Cure Palliative, Terapia del Dolore e Riabilitazione e con la Dottoressa Maria Grazia Blandini, Fisioterapista, S. C. Cure Palliative, Terapia del Dolore e Riabilitazione.

 

 

La fatigue

 

Un regolare esercizio fisico contrasta quella che definiamo la “fatigue”, cioè la debolezza fisica e psichica, da cui il paziente oncologico non si riesce a liberare e che il riposo, anche prolungato, non migliora.

La fatigue è uno dei più comuni effetti collaterali delle terapie oncologiche, comporta difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e sensazione di inadeguatezza. È una sensazione legata alla mancanza di energie, infatti diventa un’impresa compiere anche le più semplici attività quotidiane. A questa sensazione di spossatezza si aggiunge anche il fatto di non riuscire a “spiegarla” e per questo motivo spesso i pazienti non ne parlano nemmeno con il proprio medico. La fatigue è un effetto ormai ben conosciuto come anche le sue cause: alla base di questa sensazione possono esserci l’anemia, i disordini del metabolismo, le infezioni, ma anche problemi correlati a radioterapia e chemioterapia.

 

 

Come intervenire

 

Nonostante sembri un paradosso, è un dato di fatto che l’esercizio fisico produce un effetto positivo sulla stanchezza. Muoversi e fare attività, seguendo le indicazioni del medico, aiuta i pazienti a sentirsi meglio e ad avere più energia. Diversi studi indicano che una dieta sana e corretta combinata all’esercizio fisico, basato su sessioni trisettimanali di attività aerobica e di resistenza moderata, durante i trattamenti con chemioterapia o radioterapia,  migliorano la fatigue e hanno anche effetti positivi a livello psicologico[1].

Il potenziamento ponderato e progressivo della forza muscolare di gambe e braccia aiuta ad avere un fisico più resistente, migliora la capacità di reazione e di equilibrio e previene il rischio di cadute. La scelta di quale attività fisica fare è assolutamente soggettiva: dipende se si è sportivi o sedentari, da quale sport si è sempre praticato, dall’età e dalle condizioni fisiche di base o legate alla malattia. In linea di massima è necessario iniziare gradualmente e includere anche un’attività aerobica.

In questo senso il consiglio, da adattare alla situazione personale, è quello di seguire le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: almeno 150 minuti alla settimana di attività aerobica a intensità moderata come ad esempio la camminata veloce.

A integrazione del movimento aerobico, tra le attività che consigliamo, rientrano anche quelle in cui il movimento viene proposto in allungamento e associato alla respirazione, come ad esempio nelle tecniche di Yoga, Pilates, Feldenkrais e Zilgrei.

Possono sicuramente essere utili anche interventi di supporto psicosociale basati sulla presa di coscienza e terapie cognitivo comportamentali, anche di gruppo.

 

[1] Campbell KL, Winters-Stone KM et al. Exercise Guidelines for Cancer Survivors: Consensus Statement from International Multidisciplinary Roundtable. Med Sci Sports Exerc. 2019 Nov;51(11):2375-2390. doi: 10.1249/MSS.0000000000002116.

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