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I dolcificanti

Ne parliamo con Patrizia Pasanisi

Peso nella norma e attività fisica sono le parole d’ordine per mantenersi in buona salute a tutte le età. Una delle azioni che permettono di tenere sotto controllo le lancette della bilancia è quella di diminuire lo zucchero nella propria dieta, senza incorrere però nell’errore di sostituirlo con un eccesso di dolcificanti. Per capire le differenze tra zucchero e dolcificanti e se questi facciano realmente male, abbiamo affrontato il discorso con la Dottoressa Patrizia Pasanisi, Medico epidemiologo e nutrizionista dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

I dolcificanti sono prodotti edulcoranti sostitutivi dello zucchero semplice (saccarosio). Si utilizzano perché hanno un elevato potere dolcificante e hanno poche o zero calorie e quindi aiutano a mantenere il peso forma, specie nelle diete dimagranti. L’Agenzia per gli alimenti e i medicinali americana (FDA) li ha definiti come “additivi alimentari che aggiungono dolcezza con o senza calorie in eccesso”. Possono essere suddivisi in dolcificanti naturali (miele, fruttosio, stevia e polioli)  o di sintesi (saccarina, aspartame, acesulfame k,  sucralosio, ciclamati).

 

 

Zucchero

Esistono diversi tipi di zucchero (saccarosio) in commercio, e si distinguono per aspetto, materia prima e tecnica di estrazione, proprietà nutrizionali e impatto sull’organismo. l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci consiglia di non esagerare con gli zuccheri. Meglio stare al di sotto del 10% delle calorie totali giornaliere da zuccheri semplici. In queste percentuali sono compresi sia lo zucchero che aggiungiamo negli alimenti, come ad esempio nel caffè, sia quello presente naturalmente nella frutta e nella verdura. Se pensiamo ad un apporto calorico di 2.000 Calorie giornaliere, totalizzarne 200 da zuccheri semplici è abbastanza facile, ad esempio, in 100gr di banana ce ne sono 15gr (circa 60 Cal)  e nell’arancio 10gr.

 

 

Dolcificanti naturali

Nella frutta e piante si trovano dolcificanti naturali come sorbitolo, xilitolo e mannitolo, i cosiddetti polioli, che forniscono in genere il 50% in meno di calorie: 2,4 per grammo rispetto alle 4 calorie dello zucchero, e hanno un potere dolcificante simile. I polioli sono utilizzati nella produzione di merendine, caramelle e chewing gum “senza zucchero” perché danno consistenza, ma a dosi elevate hanno un effetto lassativo.

Diversamente, il fruttosio è naturalmente presente nella frutta e nelle verdure in varie quantità e si trova in molti cibi lavorati e confezionati dove viene utilizzato per dolcificare e per conservare più a lungo gli alimenti. Ha un potere dolcificante maggiore del saccarosio, ma fornisce le stesse calorie per grammo, e dunque i vantaggi sono limitati. Inoltre, ne è sconsigliato il consumo ad alte dosi e continuativo come dolcificante in quanto pur avendo un basso indice glicemico, peggiora la resistenza all’insulina a livello epatico. Infatti, nonostante non aumenti direttamente la secrezione di insulina, lo fa in modo indiretto e può ostacolare il metabolismo epatico del glucosio e la sua trasformazione. La risposta dell’organismo consiste nell’attivare un meccanismo di compensazione basato sull’aumentato rilascio di insulina, ma con il passare del tempo, questo processo non è più sufficiente e ciò determina l’insulino-resistenza che predispone a malattie come le dislipidemie, l’ipertensione e l’obesità (1-3).

 

 

Dolcificanti di sintesi

Saccarina, ciclammati e aspartame hanno un potere dolcificante estremamente elevato. Il loro potere dolcificante è superiore (da 30 a 500 volte) rispetto a quello del saccarosio, mentre l’apporto calorico è quasi nullo. Dato il basso apporto calorico, spesso il saccarosio viene sostituito proprio con questi dolcificanti di sintesi, specialmente nei prodotti “senza zucchero”, bevande, biscotti e merendine. Tuttavia non sembra che il loro utilizzo consenta di perdere peso. Una delle motivazioni potrebbe essere il loro elevato sapore zuccherino, che aumenta l’abitudine a mangiare “dolce”, accrescendo il desiderio di questi cibi in una sorta di circolo vizioso.

Come per la maggior parte degli additivi alimentari è comunque sempre importante non eccedere e non superare la Dose Giornaliera Ammissibile (DGA).

 

 

I dolcificanti non fanno male

Non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino che i dolcificanti siano dannosi alla salute e lo confermano anche l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – EFSA – e l’Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali americana – FDA. È importante ricordare che esistono delle dosi giornaliere raccomandate per il loro consumo e che è bene non superarle. Particolare attenzione in questo senso va fatta con i bambini che sono spesso grandi consumatore di alimenti e bevande “edulcorate” ma per loro la dose raccomandata è assai più bassa.

 

 

 

  1. Schwingshackl L, Neuenschwander M, Hoffmann G, Buyken AE, Schlesinger SDietary sugars and cardiometabolic risk factors: a network meta-analysis on isocaloric substitution interventions. Am J Clin Nutr. 2020 Jan 1;111(1):187-196. doi: 10.1093/ajcn/nqz273
  2. Kasper W ter Horst, Merle R Schene, Rebecca Holman, Johannes A Romijn, Mireille J Serlie Author Notes Effect of fructose consumption on insulin sensitivity in nondiabetic subjects: a systematic review and meta-analysis of diet-intervention trials  The American Journal of Clinical Nutrition, Volume 104, Issue 6, December 2016, Pages 1562–1576, https://doi.org/10.3945/ajcn.116.137786
  3. Rebecca A Evans, Michael Frese, Julio Romero, Judy H Cunningham, Kerry E Mills Chronic fructose            substitution for glucose or sucrose in food or beverages has little effect on fasting blood glucose, insulin, or triglycerides: a systematic review and meta-analysis The American Journal of Clinical Nutrition, Volume 106, Issue 2, August 2017, Pages 519–529, https://doi.org/10.3945/ajcn.116.145169

I dolcificanti

S.C. Epidemiologia e Prevenzione Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Patrizia.pasanisi@istitutotumori.mi.it