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La sessualità in adolescenza: la voce dei giovani pazienti oncologici

Ne parliamo con Elena Pagani Bagliacca

Baci, abbracci, amori che nascono, altri che finiscono, passioni che durano una manciata di giorni. È la sessualità nell’adolescenza, la fase della vita più intensa in assoluto. Alcuni però sono costretti a “frenare” a causa del tumore. La diagnosi e le terapie portano con sé infatti una serie di trasformazioni fisiche e psicologiche che possono avere un impatto anche sulla sessualità. Talvolta però, per resistenze e tabù culturali, risulta essere una sfera poco considerata, almeno fino ad oggi. A fare emergere esigenze e problemi ci ha pensato il lavoro pubblicato su Pediatric Hematology and Oncology. Ce ne parla Elena Pagani Bagliacca, psicologa della Pediatria dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che fa parte del team del Progetto Giovani della stessa Pediatria INT diretta dalla dottoressa Maura Massimino, che ha sviluppato lo studio.

 

Cos’ha di particolare questo studio?

Si basa su ciò che hanno raccontato i giovani pazienti. È stato messo a punto un questionario che è stato compilato da 66 pazienti adolescenti e giovani adulti di età compresa fra 16 e 24 anni con lo scopo di indagare i loro bisogni specifici inerenti all’area della sessualità. La qualità delle relazioni personali e la vita sentimentale sono state indagate sia in riferimento al periodo precedente la malattia sia durante i trattamenti, per verificare eventuali cambiamenti nei rapporti affettivi e sessuali, prima e dopo le terapie oncologiche.

 

Com’è la sessualità dei giovani con una malattia oncologica?

I dati parlano da sé. Nel 53% dei casi la malattia e le cure hanno un impatto negativo sulle relazioni con gli altri e, nella metà dei casi, la relazione sentimentale pre-esistente si è interrotta a seguito della diagnosi di tumore. Inoltre, nel periodo delle terapie, quattro su dieci giovani hanno dichiarato di avere avuto un calo del desiderio. Quasi due ragazzi su dieci inoltre hanno avuto problemi di erezione e il 36% delle ragazze ha sofferto di secchezza vaginale. Cambia anche il modo in cui i ragazzi si vedono: il 56% di loro dichiara un impatto negativo dei trattamenti e degli effetti collaterali sulla propria immagine corporea, percependosi meno attraenti.

 

C’è una richiesta che emerge?

Assolutamente sì ed è il desiderio di dialogo e confronto su questo tema, come si evince dalle loro risposte. Infatti, quasi sette su dieci raccontano di non avere avuto la possibilità di parlare con qualcuno riguardo agli aspetti legati alle sessualità. Tra quelli che lo hanno fatto, nel 39% dei casi è stato detto loro di evitare l’attività sessuale o almeno di prestare molta attenzione (22%). Solo il 20% ha affrontato la questione con medici o personale infermieristico. Per questi motivi, la maggior parte dei pazienti ritiene che la questione della sessualità non sia stata sufficientemente presa in considerazione nel corso dei trattamenti ed il 79% ritiene che questo argomento meriti più attenzione.

 

Ci sono suggerimenti che aiutano nell’approccio ai giovani pazienti?

I ragazzi ci chiedono di parlare con loro di amore e sessualità, e noi non solo dobbiamo farlo, ma dobbiamo saperlo fare nel modo corretto. Per questo, integrare nello staff figure dedicate può essere un primo passo per rispondere alle esigenze dei ragazzi ed accogliere i loro bisogni. I ragazzi in cura cercano di vivere o ritrovare uno spazio di normalità nelle loro giornate e la sessualità ne è una componente essenziale; come ci ricorda Cecilia in un video di Tumorial (la serie di video-tutorial realizzata dai pazienti adolescenti del Progetto Giovani), “anche se siamo adolescenti malati, siamo pur sempre adolescenti”.

 

 

La sessualità in adolescenza: la voce dei giovani pazienti oncologici

Psicologa S.C. Pediatria Oncologica Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Elena.Pagani@istitutotumori.mi.it