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La malattia in classe

Aiutami a capire, così posso aiutarti

Giorni, spesso mesi di assenza. I ragazzi che si ammalano di tumore sono costretti a perdere molti giorni di scuola e il contatto con i compagni.  Tornare a scuola significa tornare alla normalità. Mesi durante i quali i ragazzi sono cambiati, sono più grandi, ma pur sempre ragazzi. Tornare alla vita di tutti giorni vuol dire anche ore passate a scuola e ansia per la verifica o l’interrogazione.

Avere un po’ di timore è normale. Sono stati mesi durante i quali tenere i contatti non è sempre stato semplice e ci si è sentiti “fuori dal gruppo”. L’importante è andare a scuola e ritrovarsi con i compagni. Insomma ripartire.

All’inizio compagni e insegnati vivono le nostre stesse paure: sarà diverso, può giocare a pallavolo o a calcio, cosa posso dire e cosa no?

“Ripenso ai miei compagni: avere in classe una ragazza con un tumore, sapere che ha una malattia che la può portare alla morte, vederla senza capelli, non deve essere facile” – spiega Camilla. “Ma la cosa più difficile che può capitare a un ragazzo malato è quella di sentirsi compatire, sentirsi trattare “da malato”. Ecco, credo che questo sia un punto fondamentale: quando la gente ti tratta come tratta tutti gli altri, come ti tratterebbe se non avessi il cancro, allora puoi pensare che non tutto è perso, che ce la puoi fare, che c’è qualcosa nella vita, nelle relazioni, negli amici, che si può salvare!”.

Parlare di cosa ci è successo in modo semplice e chiaro e dire apertamente come stiamo aiuta a dissipare i dubbi e le paure dei nostri amici. “Bisogna parlare liberamente con i compagni e con i professori della propria situazione, dell’impossibilità di fare alcune cose che fanno gli altri ragazzi” – aggiunge Martina. “Occorre fare il primo passo per farsi capire. Conoscere la situazione rende tutto più facile, anche per gli altri aiutarci”.

“La malattia e le cure spaventano e portano con sé tanta paura che, spesso, si traduce in chiusura e solitudine. I ragazzi in cura hanno bisogno di riuscire a non farsi portare via dalla malattia tutte le cose importanti della vita, e la scuola e i compagni sono due di queste” – spiega Elena Pagani Bagliacca, psicologa del Progetto Giovani dell’INT.

Per i ragazzi, la malattia di un amico permette di aprire gli occhi su una realtà che spesso è lontana. “Non bisogna farsi spaventare dalle malattie degli amici, dal banco che resta vuoto per tanto tempo” – conclude Laura Veneroni, psicologa del Progetto Giovani dell’INT. “Può non essere semplice, ma può anche diventare un’occasione speciale per mettersi in ascolto, per cercare di comprendere davvero cosa sta succedendo nel cuore di un ragazzo che all’improvviso si trova a dover fare i conti con la malattia e le cure. La vicinanza di un coetaneo può aiutare davvero, anche solo offrendo la propria normalità, con una battuta, un gelato dopo la scuola o anche una litigata, se serve”.

In questi mesi ci sono stati dei cambiamenti, ognuno di noi è un po’ diverso e qualcuno lo è di più. Ma in fondo siamo sempre noi. 

 

La malattia in classe

Responsabile del Progetto Giovani della Pediatria Istituto Nazionale dei Tumori

andrea.ferrari@istitutotumori.mi.it