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La dieta diventa parte del trattamento oncologico

Intervista a Filippo De Braud

Una prescrizione medica anche per la dieta, con tempi e indicazioni: è questo l’obiettivo dello studio DIGEST che è in corso presso il Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, diretto dal Professor Filippo de Braud con lo scopo di approfondire se la restrizione calorica ciclica può modificare il comportamento biologico delle neoplasie e in particolare del tumore mammario e del melanoma, nei rapporti con il sistema immunitario del paziente. Non è l’unico studio di questo genere. In Istituto è, infatti, in corso anche lo studio BREAKFAST che ha lo scopo di migliorare l’impatto del trattamento chemioterapico nel tumore della mammella triplo negativo. Inoltre, è da poco stato concluso lo studio XXX che ha valutato la sicurezza e gli effetti metabolici e le conseguenze immunologiche di una restrizione calorica ciclica associata a trattamenti medici antitumorali.

 

 

Professor De Braud, in che cosa consiste la restrizione calorica?

Lo schema “dietetico” è costituito da cibi freschi (soprattutto frutta e verdura), non preconfezionati, a basso contenuto di carboidrati e proteine con un apporto calorico di circa 1800 kcal totali suddivise in 5 giorni. C’è la possibilità di scegliere cosa mangiare nell’ambito di una lista di cibi e bevande, e non vengono impiegati “kit” alimentari commerciali come in altri studi con diete “mima digiuno”. Nello studio appena concluso abbiamo coinvolto 93 pazienti e l’esperienza è stata positiva: la maggioranza dei pazienti è riuscita ad associare la restrizione calorica alla terapia antitumorale.  L’approccio è molto simile a quello di una cura farmacologica, perché la restrizione calorica è stata in grado di modificare in maniera drastica l’assetto metabolico e immunologico dell’organismo per un periodo limitato nel tempo. Va sottolineato anche che i valori si normalizzano con la ripresa di un’alimentazione “normale”, esattamente come accadrebbe alla sospensione di un farmaco.

 

 

Come si svolge nella pratica la dieta?

La dieta in concomitanza con un trattamento medico neoplastico viene ripetuta ogni 3-4 settimane fino a un massimo di otto cicli consecutivi. Il paziente ha un ruolo estremamente attivo e questo è positivo anche psicologicamente ai fini dell’approccio alla malattia oncologica. A tal proposito, deve compilare un diario alimentare quotidiano e annotare tutti gli alimenti che consuma nei tre pasti principali, compresi peso e quantitativo. Sul diario deve anche registrare peso e pressione arteriosa, da verificare tutte le mattine al risveglio. Ovviamente il paziente non è solo.

 

 

C’è un’assistenza?

Assolutamente sì, il paziente ha un contatto quotidiano telefonico oppure via mail con uno degli sperimentatori responsabili dello studio. L’impegno organizzativo è importante per garantire la disponibilità a dare consigli e informazioni necessari a dipanare dubbi e a seguire l’appropriata assunzione dei cibi e la gestione di eventuali effetti collaterali. Questo tipo di approccio non può quindi essere proposto senza una adeguata organizzazione e supervisione medica e nutrizionistica specializzata.

 

 

Tutti i pazienti oncologici possono seguire questo regime alimentare?

Attualmente solo nell’ambito di sperimentazioni mediche, sempre che abbiano i requisiti richiesti dallo studio. Ci sono però le premesse per l’introduzione di questo approccio nella strategia di trattamento delle neoplasie.

 

La dieta diventa parte del trattamento oncologico

Direttore del Dipartimento e della Divisione di Oncologia Medica Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

filippo.debraud@istitutotumori.mi.it