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Parlare, ascoltare, condividere e sentirsi uomini

La storia di Giuseppe Autera

Sono sempre stato attento alla salute. E al giro di boa dei 50 anni ho deciso che era giunto il momento di occuparmi della prostata per mantenerla efficiente e sana. Mi rivolgo alla LILT di Milano e comincio a fare i controlli periodici. Mi viene diagnosticata un’ipertrofia prostatica benigna e per 7 anni tutto è abbastanza tranquillo. Seguo le indicazioni dell’urologa e mi sento sicuro, magari sono solo un po’ disattento ai cambiamenti. Ad esempio diventa sempre più difficile “tenerla”.

Ma nel 2011 cambia tutto. Sono un donatore di sangue da tanti anni e proprio grazie agli esami a cui si viene sottoposti, scopro che ho il valore del PSA al di sopra della norma, di poco, ma al di sopra: 4.1 invece del limite massimo di 4.0. Seguo la terapia, ma gli esami mostrano che il PSA continua a salire. Sempre poco in più, ma in modo costante.

È allora che la mia urologa mi spiega che è il caso di fare la biopsia prostatica. Sapevo che era un esame invasivo e per nulla simpatico, ma pazienza. Sono tranquillo, andrà tutto per il meglio. Passano i 15 giorni necessari per avere l’esito, e allo sportello mi dicono che devo recarmi nello studio del medico. Entro fiducioso e chiedo “Tutto a posto, vero?”, e il medico risponde “Non proprio”. E questo medico ha segnato il mio passaggio, sono entrato sano e uscito con una diagnosi di carcinoma prostatico.

Subito arrivano le mille domande e i dubbi su cosa fare e dove farmi curare, e poi l’intervento, ma quale.  Mi rivolgo a diversi specialisti e ottengo risposte e indicazioni differenti. Più centri hanno attivato programmi molto interessanti, ma non ci sono protocolli condivisi e a seconda della struttura vengono proposte soluzioni diverse, ed è difficile orientarsi. La scelta viene fatta insieme al medico di famiglia per iniziare poi un altro percorso importante.

 

 

Associazione Europa Uomo

Il carcinoma della prostata non è una malattia che colpisce un organo, ma è l’uomo come persona in tutte le sue dimensioni. Il problema è che ci si sente attaccati nella propria identità. Nei momenti di incertezza, debolezza e solitudine ho trovato un aiuto fondamentale nell’incontro con persone nella mia stessa situazione. Sono entrato in contatto con l’Associazione Europa Uomo e ho scoperto gli appuntamenti del “venerdì”: un momento di condivisione importante, in cui poter parlare liberamente della malattia e confrontarsi con persone nella mia stessa situazione e grazie all’aiuto di due psicologhe ho recuperato la fiducia e anche il mio ‘sentirmi uomo’.

Questo percorso mi ha portato a diventare volontario, con ruoli diversi, nell’Associazione Europa Uomo, il cui fine è sostenere la corretta informazione sulle patologie prostatiche, in particolare sul tumore della prostata e aiutare gli uomini a essere più consapevoli per quanto riguarda la malattia. L’opportunità di confrontarsi e condividere ha un grande valore.

 

 

Parlare, ascoltare, condividere e sentirsi uomini

Psicologa - Programma Prostata Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Lara.Bellardita@istitutotumori.mi.it